L'interrogazione di Dante
RELIGIONE


Il Canto XXIV del Paradiso
Il Paradiso dantesco offre ai lettori una scena dal profondo significato umano e teologico. Quella che viene riconosciuta come un'interrogazione a tutti gli effetti, non è altro che un confronto tra il Sommo Poeta e San Pietro, custode del regno beato. Ma quale sarà l'enigmatica questione posta dall'apostolo?
La domanda di San Pietro
Ci troviamo nel XXIV Canto del Paradiso. Dante e Beatrice si imbattono a un certo punto nell'anima di San Pietro, simbolo dell'autorità apostolica. Il cammino quasi giunto al termine necessita di un'ulteriore testimonianza. L'apostolo chiede a Dante di presentargli la fede, tema centrale per della dottrina cristiana. Una domanda apparentemente semplice diremmo; vuoi per il contesto angelico in cui i due si ritrovano o, semplicemente, per il credo personali di Dante, in quanto persona profondamente cattolica e religiosa. Ma Dante ha ben capito l'importanza e la complessità della domanda, perciò decide di rispondere in maniera geniale.
La risposta di Dante
La fede è "sostanza di cose sperate e argomento de le non parventi", che tradotto significa: "la fede è sostanza delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono".
Con l'utilizzo di questa frase, il Poeta ha voluto dimostrare una vasta conoscenza teologica oltre a una profonda capacità di riflessione. La citazione infatti è ripresa dalla Lettera agli Ebrei un testo paolino del Nuovo Testamento. La scelta di utilizzare proprio le parole di San Paolo riflette una duplice intenzione: da un lato la volontà di presentare la propria comprensione teologica attraverso l'autorità delle Scritture, dall'altro il desiderio di legittimare l'umiltà e il rispetto nei confronti delle Scritture, fonte di ispirazione e guida degli uomini.
Conclusione
Concludendo, Dante non si limita a un mero esercizio accademico, tutt'altro; egli utilizza la risposta biblica per sottolineare l'importanza della fede nel cammino verso la beatitudine, un elemento chiave sia nella Divina Commedia che nella dottrina cristiana. Nonostante all'interno della Commedia usi sovente toni aspri, crudi, soprattutto nel regno degli inferi, in questo canto è riuscito a mostrare una capacità di sintetizzare concetti religiosi complessi in versi poetici. Il fatto che abbia scelto di richiamare proprio la figura di San Paolo confermerebbe la conoscenza delle Scritture, ma anche la profonda importanza del pensiero teologico nel contesto a lui contemporaneo. Un connubio tra religione e letteratura che Dante ha presentato ancora una volta con grande maestria.
Fonti:
Alighieri Dante, Commedia, a cura di Giorgio Inglese, Roma, Carocci Editore, 2016.
Dante, poeta teologo, in Teologia, Rivista della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Vol. 3, Glossa Editore, 2022.
La Bibbia di Gerusalemme, a cura di Vattioni F., Bologna, EDB, 2008.
Livi François, Dante e la Teologia. L'immaginazione poetica nella Divina Commedia come interpretazione del dogma, a cura di Livi A., Casa Editrice Leonardo Da Vinci, 2008.