Un analfabeta ha permesso la diffusione della scrittura
LETTERATURA


Analfabetismo presunto
Carlo Magno ha svolto un ruolo decisivo nella trasformazione culturale e letteraria dell'Europa medievale. Se da una parte è ampiamente riconosciuto come uno dei sovrani più influenti della storia europea, noto per essere il fondatore del Sacro Romano Impero, un aspetto curioso è legato invece al suo presunto analfabetismo. Infatti, nonostante avesse accesso ai migliori insegnanti dell'epoca, il Re dei Franchi non fu mai in grado di padroneggiare completamente la lettura e la scrittura. Tuttavia, questo non gli impedì di diventare un ardente sostenitore della riforma culturale e educativa, in particolare attraverso la promozione della scrittura Carolingia.
Carlo e la scrittura Carolina
Un aspetto fondamentale del suo regno fu proprio l'introduzione di un sistema di scrittura che favorì la leggibilità dei testi e la loro diffusione conosciuto con il nome di scrittura "Carolina" o "Carolingia". Sviluppata sotto la sua supervisione presso la Scuola Palatina di Aquisgrana, contribuì significativamente alla conservazione e alla trasmissione dei manoscritti antichi. Questa nuova tipologia non solo facilitò la standardizzazione dei manoscritti, ma ebbe anche un impatto duraturo sulla successiva evoluzione delle scritture in Europa. Le caratteristiche principali comprendevano lettere chiare e facilmente distinguibili, un ampio uso di spazi fra le parole e una maggiore linearità delle lettere, tutte innovazioni che resero i documenti più accessibili e fruibili.
Ma lo stesso Carlo Magno, promotore di questa innovazione, era capace di scrivere?
Il Dilemma dell'Alfabetizzazione
Nonostante la diffusione capillare di questo nuovo modus operandi, le fonti storiche suggeriscono che Carlo Magno fosse abile solo nella lettura, ma non nella scrittura. Questa, a prima vista, potrebbe apparire come una evidente contraddizione, dato il suo impegno nel migliorare l'istruzione e la cultura del suo impero. Eppure, la situazione che oggi ci appare paradossale, non era affatto inusuale per l'epoca. Le competenze di lettura e scrittura infatti erano spesso considerate discipline distinte riservate agli specialisti e, dunque, non necessariamente acquisite contemporaneamente dai sovrani o dalle élite. La funzione della scrittura era demandata principalmente agli amanuensi, esperti nello scrivere e ricopiare manoscritti, mentre la lettura rimaneva competenza personale.
Il ruolo degli Amanuensi
Proprio gli amanuensi rappresentavano figure essenziali per il mondo medievale in quanto svolgevano un'attività fondamentale per la copia e la conservazione dei testi. Affidare la scrittura a questi professionisti era una pratica estremamente utile poiché permetteva ai sovrani di potersi dedicare interamente a compiti strategici e di governo. Carlo Magno stesso, secondo quanto riportano le cronache, cercava incessantemente di apprendere la scrittura, ma i suoi sforzi non portarono mai ai risultati sperati.
L'autografo di Carlo Magno
Uno degli aspetti più affascinanti della sua eredità è il suo cosiddetto autografo o firma, che appare su alcuni documenti storici. Appurato il suo difficile rapporto con la scrittura, infatti, pare che il sovrano dei Franchi firmasse i documenti di stato e le carte con una sorta di firma formata da una croce o un simbolo rappresentativo. Anche se probabilmente non eseguita di suo pugno, questa firma simboleggiava il tentativo di lasciare una traccia personale nella storia. Questo gesto era talmente denso di significato da evocare tanto il potere personale quanto la sua autorità indiscussa. Alcune speculazioni sostengono che questo il segno lasciato da Carlo Magno, spesso sotto forma di una "X" o tramite marcature stilizzate, avesse lo scopo di garantire il suo sostegno personale e imperiale. Questa firma particolare testimonia comunque la sua astuzia nel lasciare un segno tangibile della sua influenza.
Conclusione
A prescindere dalla sua abilità di scrivente, la sua influenza sulla cultura e sull'alfabetizzazione rimane indiscussa. Carlo Magno, pur non essendo maestro nella scrittura, resta una figura centrale che ha plasmato in modo indelebile la cultura e la trasmissione del sapere del suo tempo e oltre. La valenza storica della scrittura Carolingia resta evidente ancora oggi, rappresentando il ponte tra l'eredità antica romana e la nascita di nuove istituzioni pedagogiche che avrebbero formato le fondamenta dell'Europa medievale e rinascimentale. Pur non potendo apprezzare fino in fondo il valore dei testi scritti, Carlo Magno è riuscito a intuirne l'importanza gettando le basi per una trasformazione culturale che ha attraversato i secoli, plasmandone l'evoluzione.
Fonti:
Galli F., Carlo Magno: mistico imperatore, 2020
Mariani E., L'eredità di Carlo Magno nella cultura europea, 2018.
Stephanus R., De scriptura carolina, 2016.